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L'attore confessa

Carlo Verdone:
le mie notti in bianco

«L'insonnia è sempre stata un problema, ereditato da mia mamma e causato dallo stress. L'ho combattuta con telefonate a Fellini, leggeri ansiolitici e letture di Seneca»

Carlo Verdone (foto EmmeVi) e, a destra, sulla cover di OK (febbraio 2007).


Carlo Verdone (foto EmmeVi) e, a destra, sulla cover di OK (febbraio 2007).

«Forse a rovinare le mie dormite è stato il successo», racconta Carlo Verdone. «O forse è un problema ereditario. Fatto sta che passavo settimane senza chiudere occhio. Ho provato di tutto, dalla psicoanalisi agli ansiolitici. Finché ho trovato un sistema che funziona e le mie cinque-sei ore di sonno sono assicurate...».
Ecco la confessione dell'attore a OK.

«Tutte le mattine, alle 6.45, all'altro capo del telefono la solita vocetta: "Pronto, Carletto, sono Federico". Un rito quotidiano, iniziato quasi per caso.
Un giorno incontrai Fellini a Cinecittà e scoprimmo che non dormivamo niente tutti e due. "Ma è meraviglioso!", esclamò. "Allora ti posso chiamare alla mattina prima delle sette?". "Ma vai tranquillo, è un onore per me!".

Io e Fellini al telefono,
occhi sbarrati alle sei del mattino

Durò qualche settimana. Chiamava sempre lui, perché io non volevo svegliare Giulietta Masina, sua moglie. Chiacchieravamo di tutto. Io gli raccontavo quanto mi piacciono Lo sceicco bianco e I vitelloni. Gli spiegavo quanti spunti avevo preso dai suoi film per i miei, gli dicevo che come avevano capito Roma lui ed Ennio Flaiano, uomini dell'Adriatico, nessun romano l'ha capita mai.
Parlavamo di com'era cambiato il senso del ridicolo negli ultimi anni. Fellini era in crisi, perché non riusciva più a comprendere il pubblico giovane. Come dargli torto?
Qualche tempo fa sono stato a una festa, di quelle mondane per modo di dire. C'era una ragazza coi pantaloni talmente calati che c'aveva mezzo sedere di fuori. Nessuno ci ha fatto su una battuta, un sorrisetto, nulla... Come fosse una cosa normalissima. Oggi è difficile trovare qualcosa che faccia ridere.
Quelle telefonate sono uno dei lati positivi dell'insonnia. Da giovane pensavo di uscirne pazzo: stavo settimane senza dormire. D'altro canto in famiglia mia ci sono bei precedenti.
E come no? Mio zio Corrado riposava tre ore a notte. E l'altro zio, Gastone: mai più di quattro ore. Mettiamoci pure mia madre: massimo cinque. Solo che lei riusciva a farsi la sua pennichella dopo pranzo. Beata! A me sarà capitato una decina di volte in tutta la vita e ho gridato al miracolo.

Quelle chiacchierate per superare l'ansia
Forse a rovinare le mie notti è stato anche il successo. Io che per natura sarei un timido, sono stato gettato di fronte a migliaia di persone. E il mio sonno, già di per sé debole, ne ha risentito.

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