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Pensieri / febbraio 2010

La grandezza di Freud?
Il suo metodo cattolico

La rubrica su OK di Umberto Veronesi

Umberto Veronesi (foto Paolo Liaci).


Umberto Veronesi (foto Paolo Liaci).

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La mia prima passione scientifica è stata la psichiatria. Non accettavo l'assurdità della guerra, che ho vissuto quando avevo appena 18 anni, e volevo capire quali meccanismi possano portare l'uomo ad applicare la sua libertà a danno degli altri esseri umani. Poi ho rinunciato perché ho incontrato un altro male, il cancro, il cui mistero era ancora più fitto.
Il mio interesse per il funzionamento della mente umana però non è mai tramontato e per questo ho studiato i grandi maestri, fra i quali colloco in prima linea Sigmund Freud. A 70 anni dalla sua morte, si tende a ridimensionare l'importanza della sua teoria; io invece penso che il contributo di Freud al progresso della psicologia e psichiatria sia straordinario.
La psicanalisi ha rivoluzionato l'interpretazione del nostro disagio e la sua cura che, va ricordato, prima di Freud consisteva nell'ipnosi e, nei casi più gravi, nell'elettroshock.
Il suo grande merito è stato di ricercare le cause del male psicologico per sradicarle, invece di tentare di eliminarne solo le espressioni. Questo ritengo sia il profondo significato della rivoluzione freudiana.

Con la sua ipotesi di un modello della mente suddiviso in Io (la coscienza), Es (l'inconscio) e Super Io (il censore del pensiero che deriva da cultura e l'ambiente), Freud è riuscito a scoprire dove buona parte del disagio mentale ha origine.
L'essere umano, crescendo, sviluppa delle pulsioni, istinti alla violenza e alla sopraffazione, che non può esprimere perché gli impedirebbero la convivenza amorevole di cui ha bisogno, e dunque finiscono nell'inconscio (Es) tramite il meccanismo di rimozione.
Se però l'Es si arricchisce troppo, si crea un specie di turbolenza che dà origine alla nevrosi, uno stato di alterazione della personalità dovuta al conflitto fra l'Es e il Super Io, oppure alla psicosi, che si instaura quando l'alterazione compromette il rapporto fra la persona e la realtà.

Per risolvere questa conflittualità, Freud adotta un metodo che già viene utilizzato dalla chiesa cattolica per salvare le anime: la confessione. Con il dialogo a due (confessore-peccatore o psicoanalista-paziente), le pulsioni-peccati vengono riportate a livello cosciente (Io) e già questo libera la mente dal loro peso.
Anche in criminologia si osserva che l'assassino sente il bisogno di confessare per liberarsi dal senso di colpa, quando è insopportabile. La teoria psicanalitica ha dato dunque un valore scientifico e terapeutico al dialogo profondo, lasciando un'importante eredità a tutta la medicina.
Dico sempre che il medico dev'essere anche confessore e psicologo, deve togliere la malattia dal corpo ma anche dalla mente, pronto ad ascoltare la persona nel momento di massima debolezza.
Umberto Veronesi - OK La salute prima di tutto




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